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Le classi di regata


ORC / IRC

ORC e IRC sono i due sistemi di rating più frequentemente applicati nelle regate d’altura. Lo standard “ORC-International” dell’ORC (Organo tecnico dell’ISAF per le classi a rating) è lo standard internazionale ufficiale per le competizioni a rating; tiene in considerazione, fra molti altri fattori, la stabilità (tendenza al raddrizzamento, o momento trasversale), l’attrito, il momento longitudinale (o tendenza al beccheggio), il piano velico, la resistenza aerodinamica dell’albero, i materiali di costruzione, il baglio massimo, la profondità, il peso dell’equipaggio, le differenze di prestazioni dell’imbarcazione al variare dell’intensità del vento ecc. L’IRC, invece, fa della segretezza della formula, custodita dal R.O.R.C.( Royal Ocean Rating Club), il suo punto di forza. Così impedisce ai progettisti di elaborare disegni tesi a sfruttare eventuali buchi del regolamento e dà vita a una flotta omogenea, dove nessuna barca parte sapendo di essere già battuta. L’IRC non prende in considerazione fattori come il peso dell’equipaggio, le misure delle appendici – vengono comunque penalizzate le barche degli armatori che dichiarano di averle modificate – e il calcolo del momento raddrizzante che sono alla base dell’IMS e che hanno portato, in passato, sui campi di regata scafi estremamente instabili e ingovernabili già con 25 nodi d’aria.
Il calcolo dei compensi si basa sulla correzione del tempo reale (snobbando la distanza percorsa) e non fa ricorso alle “polari” (coefficienti di correzione che variano al variare dell’intensità del vento) che hanno rappresentato una delle principali fonti di disaccordo tra regatanti e comitati di regata, visto che l’intensità del vento in partenza potrebbe essere ben diversa da quella effettivamente incontrata sul resto del campo di regata.


J 24

Il J24 è un “monotipo” con una vasta distribuzione in tutto il mondo. In Italia, è la flotta più numerosa fra i monotipi grazie anche ai suoi contenuti costi di acquisto e gestione: 150 sono le imbarcazioni iscritte alla classe, suddivise in 10 flotte territoriali che animano continuamente la stagione con eventi e regate prestigiose superando le 120 competizioni all’anno. Caratteristica saliente dell’imbarcazione è quella di mantenere nel tempo elevate performance sportive.
La classe offre tutti i livelli agonistici, da quello di club o zonale ai campionati nazionali ed internazionali, dove è frequente l’utilizzo, da parte di alcuni armatori, di timonieri di levatura internazionale o di belle speranze. Proprio la possibilità di regatare insieme ai campioni è uno dei punti di forza della classe. L’equipaggio è formato da 5 membri, a bordo i ruoli fondamentali sono timoniere, tailer e prodiere. I più bravi usano un tattico specifico. Gli altri ( o l’ altro) seguono le drizze. Il J24 è una delle classi con la maggior presenza femminile.


TRIDENTE 16

Il Tridente 16 è stato disegnato dallo studio di progettazione interno al C.N.A. Cantiere Nautico. E’ una barca alla quale non manca certamente lo spazio, particolarmente indicata per le scuole vela o per la famiglia. Prende il neofita della vela e lo accompagna nei primi passi nell’affascinante mondo della vela in tutta sicurezza. Per essere una deriva è molto stabile, solida e facile da condurre. In origine lo scafo era a spigolo, ora è tondo. Le sue linee d’acqua all’avanguardia permettono altresì di raggiungere notevoli prestazioni grazie anche al generoso piano velico. Particolarmente robusta, con il pozzetto autosvuotante e con sedute ergonomiche ospita comodamente un equipaggio di 4-5 persone, comodi l’ampio gavone a tenuta stagna e il gavone per l’ancora.
Il Tridente 14 è stato disegnato dal progettista Paolo Cori. E’ una imbarcazione molto stabile sia da fermo che in navigazione, con un pozzetto molto ampio ed ergonomico con le sedute interne fino a poppa, un ampio gavone stagno di prua, il boma alto, un piano velico efficiente e versatile grazie alla inedita geometria della randa, appositamente sviluppata per questa nuova barca. Il TRIDENTE 14’ è una evoluzione del diffusissimo Tridente 16’ e si differenzia da quest’ultimo soprattutto per il minor peso, la maggiore stabilità e facilità di conduzione in navigazione, anche da una sola persona e manovrabilità a terra. Grazie alla sua semplicità ed estrema facilità di conduzione associate a ottime prestazioni a vela è il giusto compromesso sia per il neofita sia per il velista più esperto. Realizzata interamente in resina e tessuti di vetro su stampi femmina, garanzia di solidità strutturale duratura nel tempo. La sua solidità e stabilità sia da ferma che in navigazione superiore a qualsiasi altra imbarcazione di questo genere ne fanno una barca particolarmente indicata per le scuole vela e per la famiglia.


2.4 mR

Il 2.4 nasce a Stoccolma nel 1983 progettato da designers locali che utilizzarono la regola “R Metre” per creare un’imbarcazione singola a bulbo , la 2.4 mR. Si tratta di una vera e propria barca “purosangue” caratterizzata da una complessità e sofisticatezza da imbarcazione a bulbo, ma ai costi e con la sensibilità di una più semplice deriva. Si tratta di una sorella minore, in termini di dimensioni, ma non di stile di vela, delle più grandi imbarcazioni metriche 6m, 8m e 12m (queste ultime utilizzate per la Coppa America). Poiché il timoniere si trova seduto all’interno dello scafo esattamente davanti a tutte le manovre di controllo, la conduzione non è impegnativa dal punto di vista fisico e le regate vengono disputate in formula “open” cioè aperta a uomini, donne, giovani e non più giovani, abili e disabili, cioè tutti regatano insieme senza nessuna distinzione di categoria. Dato che il peso dell’equipaggio si trova sempre vicino al suo centro di gravità, l’imbarcazione 2.4mR non è sensibile alle differenze di dimensioni dell’atleta. Per contro si tratta di un’imbarcazione in cui sono molto sofisticate sia la regolazione delle vele, che la tattica, che la strategia di gara. La classe 2.4 ha ottenuto ben presto una notevole popolarità per le sue qualità uniche e si è diffusa in tutto il mondo. Nel 1992 la classe ha ottenuto lo status di “Classe Internazionale” e da allora ogni anno viene disputato il campionato del mondo con una partecipazione compresa fra le 60 e le 100 unità. Poiché il 2.4mR è adatto a velisti con disabilità fisiche è stato scelto come classe in singolo per le Paraolimpiadi a Sydney nel 2000. Le principali flotte si trovano nei paesi scandinavi, in Italia, in Inghilterra, in Germania, in Australia e negli USA.


MARTIN 16

L’imbarcazione Martin 16 è un piccolo sloop dalle alte prestazioni adatta per le persone diversamente abili. La chiglia appesantita la rende una barca molto sicura. La grande stabilità di questa barca, insieme alla postazione di manovra regolabile e ai speciali sistemi di controllo fanno del Martin 16 una delle imbarcazioni più accessibili e facili da manovrare. E’ comunque allo stesso tempo adatta per abili velisti in quanto garantisce prestazioni elevate. Inoltre il Martin 16 offre sistemi automatici di timonaggio e di alatura delle vele. Il Martin 16 ha una lunghezza fuori tutto di 4.9 metri, una larghezza di 1.21 metri, immersione con la chiglia abbassata di 0.40 metri, il dislocamento è di 330 kg e l’equipaggio è di 2 persone al massimo.


LASER BUG

Il Bug standard è dedicato ai più giovani, ai principianti e ai regatanti. Ha un doppio armo semplice e pratico. Grazie alla trozza a due posizioni, sia la vela piccola che quella grande usano lo stesso boma e la stessa parte inferiore dell’albero e, dunque, cambiarle richiede solo pochi minuti. In tal modo, il Bug è adatto ai più piccoli (fino a 11 anni), ma può essere trasformato in Bug Race, adatto a bambni che abbiano già superato il 12° compleanno, sostituendo semplicemente la vela e la parte alta dell’albero


WINDSURF

Il windsurf è un’attività sportiva nonché una specialità della vela che consiste nel muoversi sull’acqua su una tavola grazie principalmente all’azione propulsiva determinata del vento su di una vela, anche se in alcuni particolari casi l’azione propulsiva principale, contrariamente a quanto comunemente creduto, è generata dalle onde (c.d. wave riding) in maniera del tutto simile al surf da onda, con la vela di ridotte dimensioni destinata a fungere solo da elemento complementare alla spinta complessiva. La vela è montata su un albero fissato alla tavola mediante un giunto universale (talvolta realizzato con un giunto cardanico, più spesso tramite materiale flessibile) detto piede d’albero ed è sostenuta e controllata dal velista (o windsurfer, italianizzato in windsurfista o più semplicemente surfista) con il solo ausilio di un particolare boma. Con il termine windsurf (talvolta tradotto in italiano come tavola a vela), ci si riferisce anche all’attrezzatura usata per praticare questo sport.


MARBLEHEAD
Conosciuta anche come Classe M, è la classe di imbarcazioni radiocomandate più sofisticata e costosa. Le regole di stazza permettono l’utilizzo di materiali molto sofisticati e l’imbarcazione può avere molti servomeccanismi che permettono regolazioni sulle vele. Una caratteristica propria di questa classe è l’armo chiamato “a balestrone”, con l’albero girevole e le vele entrambe montate su struttura rotante, che risulta molto performante con aria più leggera, anche se più difficile da regolare.


L’ÉQUIPE

L’Équipe è un monotipo da regata ideato nel 1982 dall’architetto Marc Laurent nell’ambito di un concorso indetto dall’omonimo quotidiano sportivo francese al fine di individuare una barca doppia governabile da ragazzi anche molto giovani. Le imbarcazioni dispongono di due vele bianche (randa e fiocco o genoa) e di una vela di prua (Spinnaker). La randa, nel modello iniziale di forma pressoché triangolare ma recentemente portata a quadrangolare per ottenere – a parità di altezza d’albero – una maggiore superficie velica, è dotata di tre stecche, aumentate a cinque nella attuale forma della vela. La vela di prua può essere un fiocco o un genoa, in ogni caso non munito di stecche e provvisto invece di un riquadro di materiale trasparente che permette di verificare la presenza di eventuali barche sottovento. Sono presenti, attaccati nei punti di massima portanza della vela, dei filetti (normalmente di lana) che permettono di rendere molto più precisa la rotta di bolina. Lo spinnaker, vela simmetrica issata solo nelle andature portanti e preferibilmente tendenti alla poppa, viene tenuto, quando non usato, armato ma ammainato nel tubo lancia-spi, e viene issato e mantenuto gonfio con l’aiuto di un tangone, montato all’atto dell’issata e smontato all’atto dell’ammainata. Lo scafo è in resina GRP (un laminato in vetro impregnato di resina poliestere) e tessuto Coremat (caratterizzato da un buon rapporto peso-resistenza). Il materiale è distribuito in maniera variabile nelle diverse zone, a seconda della rigidità richiesta. Ulteriori rinforzi possono essere realizzati con parti in legno, in punti di maggior sforzo, come il piede d’albero, gli attacchi delle sartie, la scassa della deriva, gli attacchi delle cinghie fermapiedi e della ghinda. In Italia esiste ai fini promozionali per i più giovani anche la categoria U12 (UNDER12) dove sulla stessa imbarcazione senza modificare l’attrezzatura sono previste le vele principali (randa e fiocco) di superficie ridotta senza utilizzare lo spinnaker. L’Équipe è equipaggiato con un albero a un ordine di crocette più, ovviamente, lo strallo di prua.

Sono previsti circuiti separati per le tre regolazioni canoniche della randa:

  • Cunningham: non dispone di bozzelli, ma è semplicemente un sagolino parancato che viene passato in un occhiello nel punto di mura e passa sotto alla trozza del boma, per poi andarsi a strozzare in un apposito strozzatore sull’albero. Ovviamente si può ricorrere anche a una maggiore o minore tensione sulla drizza randa per ottenere gli stessi effetti;
  • Vang: generalmente costituito da un paranco a quattro vie;
  • Tesa base: regolabile sia dall’estremità poppiera del boma, tramite un apposito circuito passante per l’angolo di bugna e rimandato alla posizione del prodiere, sia dall’angolo di mura – seppur con una regolabilità nulla – mediante uno stroppo legato strettamente attorno all’albero con la funzione di mantenere la mura il più possibile aderente all’albero.

Le sartie sono fissate allo scafo mediante lande forate, una maggiore o minore tensione delle sartie può influire sull’inclinazione longitudinale dell’albero e quindi sulla propensione della barca a orzare o a poggiare. L’imbarcazione, in quanto concepita come primo approccio alla deriva doppia per velisti alle prime armi, ottiene migliori prestazioni con equipaggi di peso modesto, tra i novanta e i cento chili totali e di età compresa tra i dodici e i quindici anni, fatto salvo il fatto che, con un maggiore livello tecnico dell’equipaggio, dovrebbe calare il peso dello stesso. L’equipaggio si compone di due membri: timoniere e prodiere. Il timoniere, come generalmente accade nel doppio, ha anche il ruolo di randista, mentre il prodiere si occupa del fiocco (o genoa, a seconda di come è stata armata la barca) e dello spinnaker. La barca è equipaggiata con il trapezio, che verrà utilizzato dal prodiere nel caso in cui il peso dell’equipaggio, nonostante l’uso delle cinghie fermapiedi, non sia sufficiente a bilanciare la barca.